L’agenda di governo per il dopo referendum è ancora ferma a giugno

Nel centrodestra sono abbastanza sicuri di una cosa: i quattro referendum raggiungeranno il quorum. La rassegnazione si accompagna a una disordinata agenda, per il dopo consultazione, che riflette la coesistenza di due linee più o meno esplicite all’interno della stessa maggioranza e degli stessi partiti che la compongono. Alla linea continuista che Silvio Berlusconi agita pubblicamente, si affiancano segnali che offrono l’immagine di un centrodestra che si prepara – anche – a elezioni anticipate da fissarsi per il 2012.
21 AGO 20
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L’opzione l’hanno messa in campo esplicitamente Bossi e Roberto Maroni, ma la decisione del Pdl di presentare la settimana prossima una riforma della legge elettorale sembra confermare che l’ipotesi non sia ritenuta così evanescente nemmeno negli ambienti berlusconiani. E’ di questo che mercoledì hanno parlato a casa del premier il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello (estensore della norma che introduce anche le primarie per legge) e il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. D’altra parte, si sa, è soltanto nella parabola finale delle legislature che si decide di modificare le regole del gioco. E poiché nel Pdl è forte il timore che la Lega si abbandoni al corteggiamento del Pd, che offre una legge gradita a Bossi e compagni, nel partito di Berlusconi – non si sa mai – si è deciso di giocare un po’ d’anticipo.
Eppure l’agenda del governo prevede in tempi brevissimi (“entro l’estate”, ha detto il Cav.) l’approvazione della legge delega che prepari la riforma tributaria, una lunga operazione parlamentare che non può arrivare a compimento prima del 2013. E che dunque offre l’idea di una maggioranza che si immagina capace di reggere – nonostante gli urti violentissimi e le defezioni – fino alla scadenza naturale della legislatura. La posizione di Berlusconi è: “Avanti fino al 2013”. Quella di Bossi è: “Avanti sì, ma non so quanto tranquilli”. Il risultato del referendum, la manifestazione leghista di Pontida (19 giugno), e la verifica parlamentare del 20 giugno saranno forse decisive.